É tempo di riflessioni in casa giallorossa dopo la sconfitta senza appello di Ferrara.

Partiamo da una constatazione oggettiva: in questo girone di ritorno, in 9 partite, il Giulianova ha collezionato solo 8 punti frutto di 2 vittorie (Cosenza e Portogruaro) e 2 pareggi (Marcianise  eTaranto) con una media partita risicatissima di 0,88 mentre nelle medesime partite nel girone d’andata i giallorossi avevano collezionato ben 11 punti (1,22 media partita) impreziositoo da alcune vittorie negli scontri diretti.

Quella grinta, determinazione e brillantezza fisica che permettevano alla gioventù giallorossa di colmare l’evidente gap tecnico con gli avversari non costituiscono più gli elementi di forza della squadra. Non solo, ma il gioco travolgente figlio di un disegno tattico ben preciso (4-3-3) è venuto meno. Bitetto ha alternato vari muduli, vuoi per necessità, vuoi per invertire la rotta, ma senza sortire gli effetti voluti: l’attacco continua a segnare poco, il centrocampo, spesso in inferiorità numerica, è in balia degli avversari e la difesa è sempre sotto pressione.
Si aggiunga, ad aggravare la non facile situazione, un mercato di riparazione al momento fallimentare: Maritato sta profondamente deludendo. Se Censori è titolare inamovibile nello scacchiere di mister Bitetto di Di Nardo e Gubinelli, gli altri “colpi” per così dire di mercato,  si sono perse le traccie. Se il Giulianova non ha avuto beneficio del mercato invernale, lo stesso non si può dire delle dirette avversarie: Spal e Cavese stazionano oramai lontano dalla zona calda; l’Andria, anche grazie ai gol del colored Sy, sta inanellando una serie di risultati positivi mentre la VdG si è ulteriormente rafforzata e vanta un’organico che può aspirare a ben altre posizioni.
Unica nota positiva in casa giallorossa, che ci fa ben sperare per il futuro, è il recupero di Pucello e la constatazione che questo lungo, piovoso e freddo inverno, a breve si spera, lascierà il posto a caldo e campi asciutti dove gli uomini di Bitetto hanno dimostrato di essere più a proprio agio.

La Prima Divisione è un patrimonio da difendere: considerando il momento delicato sarebbe utile una unità d’intenti tra società, squadra e tifoseria con quest’ultima che sino ad ora non ha fatto mai mancare l’appoggio (sarebbe bello far sentire questo calore anche negli allenamenti...ma forse chiediamo troppo).

Yuri D'Agostino

Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Marzo 2010 08:44 )